Laura Imai Messina Einaudi Editore

Il romanzo è una storia d’amore ambientata a Tokyo, tra due giovani, Mio e Aoi.
Mio è una bambina, poi ragazza, poi donna, con occhi “speciali”, non solo per lo sguardo. Ha una visione tetracromatica, possiede il dono di vedere sfumature di colore che gli altri non vedono, e in queste sfumature attribuisce un colore preciso ad ogni persona. Una sorta di catalogo dell’anima di ognuno.
Nasce in una famiglia che produce kimono per i matrimoni. La madre la considera una bambina “strana” anche perchè Mio, fino ai quattro anni e mezzo non parla, -probabilmente incamera il mondo con gli occhi, nutrendosi in modo smodato di colori. –
Quando inizia a parlare, legge ciò che la circonda, attraverso l’effetto di sfumature, di luci diverse che descrive con precisa ossessione, ma che per sua madre sono inutili banalità, ed è l’inizio di una guerra aperta.
Si sà, ogni figlio nella mente di un genitore deve essere “normale” e sua madre vuole renderla tale a tutti i costi e inquadrarla. La vede “strana” sin da subito.
Nelle prime pagine del libro,- sembra inconcepibile-, la madre perde Mio all’interno della casa. La lascia banalmente sul letto per aprire alla porta, torna e Mio è scomparsa, non la trova più. Varie situazioni fanno da contrasto al rapporto madre figlia e fanno si che questa madre si interroghi sulla personalità di Mio, chiedendosi spesso chi sia questa figlia.
Col padre la bambina ha un rapporto più leggero, più profondo, lui le legge le favole, anche se lei lo accusa di non difenderla mai dagli attacchi di freddezza e di distacco della madre. Lui si defila, capisce ma lascia correre, non interviene, non agisce. Nella casa non si sente apprezzato. Lui è di un colore tenue, mentre il colore dominante ce l’ha sua moglie, la madre di Mio.
Aoi è un giovane che capta velocemente i sentimenti delle persone, forse anche per il lavoro che fa. Fin da bambino gioca nell’agenzia di pompe funebri di suo padre spiando le persone deposte nelle bare. Le accarezza e stabilisce quindi, da subito, un rapporto molto naturale con la morte, e, da adulto, con i sentimenti e le sofferenze degli altri, soprattutto con i familiari dei defunti che a lui si rivolgono per lo svolgersi delle cerimonie. Infatti, nel momento in cui, abbandona la confidenza di bambino coi corpi senza vita e, tutto questo diventa il suo lavoro, le cose per lui cambiano.
Quando Mio e Aoi iniziano a parlarsi si plasmano uno nell’altra, sembra che tutto ciò che nell’infanzia ha lasciato il segno per entrambi, possa compensarsi tra le gradazioni di tonalità per una e il dettagliato chiaroscuro dell’altro.
Il loro incontro non avviene per caso, è l’intarsio su un canovaccio predefinito che si sfoglia davanti al lettore.
Leggere questo romanzo è un tonico, rilancia lo stato vitale assopito del quotidiano. E’ come aria compressa per rapporti esausti.
E’ guarigione dei buchi lasciati nell’anima, sia pur per casualità, coincidenza o magia.
E’ assolutamente da leggere, anche perchè l’autrice possiede una capacità particolare, quasi “ovvia”, nei suoi libri, di emozionare dipanando storie che appartengono a tutti, da lei, rese semplici nella complessità dal sentire umano.
Suggerirei di osservare questo libro dalla copertina che, al primo colpo d’occhio, anche se non tetracromatico, appare in un insieme omogeneo, ma osservandolo attentamente richiama piccole imperfezioni, disequilibri, come fosse il ritratto spaiato di qualcosa o di qualcuno.
Avvicinatevi, osservate, con le vostre pupille, col vostro udito, con tutto il sentire del vostro cuore.