DETECTIVE DELL’ARTE
DAI MONUMENTS MEN AI CARABINIERI DELLA CULTURA
di Roberto RICCARDI

Autore di gialli e non, per Einaudi, uscito nell’aprile 2019 “DETECTIVE DELL’ARTE
dai Monuments Men ai Carabinieri della Cultura” è propriamente un saggio in forma di romanzo.
Suddiviso in capitoli, ognuno dei quali, legato a particolari opere d’arte, dal momento che di Arma dei Carabinieri si parla, le stesse, si trovano “implicate” in indagini da parte del TPC, il nucleo, anzi, il comando di Tutela del Patrimonio Culturale.
Il sottotitolo si riaggancia al film del 2014 in cui i detective dell’arte, in realtà esperti archivisti e restauratori di beni, devono recuperare e salvare dalla devastazione, le opere rubate durante la seconda guerra mondiale dai nazisti in ritirata.
Il corpo militare nazista Kunstschutz, istituito per proteggere il patrimonio culturale dai
danni alle opere causati dalla guerra, in realtà era un modo di trafugare il maggior numero di opere dall’Italia alla Germania .
E’ di quegli anni di guerra l’attività svolta da Rodolfo Siviero; agente segreto ma soprattutto fine intellettuale, laureatosi a Firenze in ambito artisitco-letterario, si occupa di coordinare alcune delle attività di intelligence che vede molti capolavori riprendere la via del ritorno verso il Bel Paese.
Roberto Riccadi ci racconta come si svolgono le indagini da parte di persone che oltre ad amare il loro lavoro, amano soprattutto l’arte avendo a cuore il suo valore e, con costanza, tenacia e preparazione in molteplici settori, agiscono in nome di noi tutti per la salvaguardia delle opere più belle e preziose che ci arricchiscono da sempre.
Le opere, e il lavoro di recupero costituisono la trama del libro.
Smascherare falsari, ladri, tombaroli, anche terroristi, indagare sui traffici di chi senza scrupoli sottrae e devasta il patrimonio artistico e culturale, nello specifico, al nostro paese, ma soprattutto a livello internazionale, fa si che i capolavori del passato siano fruibili con la loro pienezza, soprattutto alla continuità del nostro futuro per non smettere di volerci bene.
Tutto questo ha un solo riconoscimento: l’amore per l’arte ma anche coscienziosità. Da italiani, dovremmo fare un salto di apprendimento qualitativo in questo.
“A chiunque può capitare di vedere in azione un vandalo armato di temperino o di spray. Segnalare il misfatto ci chiama in causa?Soltanto a patto di essere innamorati. E’ una condizione necessaria. La cronaca ci ostra quante voltenrestiamo indifferneti di fronte a un’aggressione, se non conosciaomo la vittima. al contrario, leggiano di persone che si espongono a gravi risschi per proteggere i propri cari. Forse è questo il salto da copiere ed è un salto culturale. Per affezionarsi bisogna avviare un rapporto, a voler bene si impara col tempo.
Non amare l’arte, in Italia, equivale a un delitto: è la premessa per lasiarla distruggere. Non difendere l’arte, se sei italiano, è voltare le spalle alla tua storia, disonorare tuo padre e tua madre.”
Grazie, a queste persone che agiscono con un cuore pulsante senza confini