Happy birthday

Un sordo e un muto, come si può intuire, non possono fare grandi dialoghi.
Si, qualcuno dirà che è possibile col linguaggio dei gesti …
Il fatto é che non c’entrano le vere malformazioni che colpiscono chi non parla o non sente.
Questa mia è una metafora voluta.
Il vero motivo ? Sto inviando gli auguri di compleanno in un posto lontano sulla terra, a una persona che appena conosco, anzi sarebbe meglio dire che non conosco, ma che per un caso, ho cominciato a frequentare scrivendogli; grazie ai potenti mezzi messi a disposizione oggigiorno, i cosiddetti “social”, coi quali si comincia per gioco e, come con l’alcol o la droga ci si rimane incastrati.
Oggi é il 5 ottobre, è il suo compleanno, me l’aveva detto una settimana fa.
Ci siamo un po’ raccontati nei primi messaggi da sconosciuti e, chiacchierando in merito alle posizioni astrali, erano emerse solo le reciproche appartenenze ai segni zodiacali, senza che nessuno dei due, si pronunciasse rivelando il giorno, l’ora e l’ascendente preciso del proprio genetliaco.
Dire la data del propro compleanno a qualcuno, è come dare un documento personale, una particola di vita non indifferente.
Qualcosa che potrebbe già preludiare a un qualsivoglia futuro semplice di coppia?
Con tutti i rischi, leggi legàmi, che comporta, conoscere, ricordarsi o scordarsi il compleano di qualcuno, direi che è un bell’inciampo.
Non potrebbe essere che nessuno dei due ha chiesto all’altro, il giorno del compleanno, semplicemente per riguardo, o per pudore?
Da parte mia, glissavo sul discorso età, poichè essendo già parecchio avanti con gli anni, annaspavo nell’imbarazzo di dover rivelare il mio terno al lotto.
Mi giustificavo con finta riservatezza, con la scusa che, agli amici di penna, non si è obbligati a rivelare tutto.
Vero è, che i miei anni non li dimostro, ma, subdoravo, per femminile acume, di essere più grande di lui, e quindi procedevo a tentoni per non mostrare il fianco.
Da parte sua, una vaga reticenza forse, indirizzata alla galanteria, nel non chiedere l’età a una signora.
Che dubbio, ci vorrebbe l’ Amleto dipanatore.

La sera abbiamo il nostro text, l’appuntamento per raccontarci come è andata la giornata. Lui è un medico, e presta aiuto umanitario in una zona di conflitto armato.
Detto così suona come una cosa lontana per qui, quasi inconcepibile, sembra un’ eco da grande schermo.
Eppure, descrive le ore che vive li nel campo, come pressanti, per i pazienti che vede, spesso feriti gravemente, restando in balia di urgenze a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Io, più fortunata, sono ancora al mare con amici, e mi gongolo nel descrivergli cosa facciamo e come ci divertiamo in spiaggia, a casa o in qualsiasi altro luogo, come adolescenti in cerca di avventure.
Sento che il divario tra le nostre due realtà è profondissimo, ma la sua voglia di essere partecipe, forse di spaziare con la mente, per eclissarsi da un zona così opprimente e pericolosa, mi apre a volerlo sollevare, con semplici sciocchezze che gli dico solo per ridere di un nonnulla. Questo mi fa sentire meno in colpa, un po’ piccola e leggera.
Ma anche stranita da un sentire bizzarro, che rende questo mio momento felice e caldo, non solo per il sole .
Mi sento tacciabile di assoluta superficialità rispetto al pericolo di vita incombente che lui sente addosso costantemente, o almeno, questo è ciò che mi descrive perchè io, non sono lì.
Mi ripete che vuole stare con me, che è con me che vorrà vivere, e verso sera, il suo bussare, arriva affamato, col gingle del cellulare, in cerca notizie che possano saziare la voglia di evasione, di esserci, e di preoccuparsi teneramente di me.
Me, che non conosce se non per una foto (reciproca) che ci siamo inviati.
Questa cosa mi meraviglia e mi ammutolisce al tempo stesso. Mi arriva un’attenzione lontana da un uomo fantasma che non ho mai visto di persona e che sostiene di volermi. Non sono proprio avvezza alle confidenze dell’etere…
Nel mio inglese scassato, la lingua che ci accomuna, gli racconto storielle, parlo di me, mi chiede della mia famiglia di origine, lui mi parla della sua.
Per entrambi non sono mancati dolori e drammi, inevitabilmente passati, guarda caso, per via delle nostre “mezze età”.
Io ho perso un fratello pochi anni fa all’improvviso, ho una separazione alle spalle, lui ha perso sua moglie.
Piccola parentesi pubblicitaria, come efficace distrazione, dal cadere nell’oblio dei ricordi passati e tristi, per prendere il coraggio a due mani e quattr’occhi, e confessare, dopo qualche scaramuccia, tira e molla e piccola spavalderia, i miei VERI anni.
Trattengo il respiro, resto in attesa del prossimo:
“… sta componendo il messaggio”… che appare sul cellulare.
Quindi,
lui è un po’ più piccolo di me, ma solo un “just a little” più piccolo.
Mi immedesimo in lui e do per scontato che sia rimasto basito nel sapere che ho quattro anni più di lui.
-Praticamente una vecchia , penso che pensi ,

ma che razza di pensieri sessisti! E che retrograda! Qui mi fermo, per non autoinsultarmi da sola.
Il “mayday” del mio cervello, poichè oramai sta precipitando, è sul versante:

-ecco ora mi saluta e da domani non ci scriveremo mai più .
-Estinti per “vecchia – ia”.
La sua risposta alla mia età, che tanto mi è costato dichiarare, è stata:

Honey, l’età è solo un numero anagrafico, io mi sono innamorato di te per come sei.
Fermate il mondo, questa è la prova provata della differenza del cervello/pensiero tra uomo e donna.
Cerco di scherzare, per l’imbarazzo, gli dico che la mia foto era venuta male, che non si vedeva bene, o che forse stava accusando problemi alla vista.
Ho le vertigini.
-innamorato di me?
-come? non scherzare.
-sia chiaro, io resto single!
Lui insiste con parole a me inconsuete, parla dell’amore come se lo si trovasse nelle figurine Panini, o forse sono io che non l’ ho davvero mai trovato, nemmeno tra i calciatori. No, scusa volevo dire nelle figurine Panini dei calciatori.
Quando a me sembrava che qualcosa potesse essere simile all’amore inglobavo tutto nel potere della parola famiglia.
Sono troppo radicata nel mio vivere, nel rappresentare a me stessa e agli altri anche i vuoti che mi tocca riempire. Quanto è vero tutto ciò? Quanto è finzione? A volte mi sento la parodia di me stessa.
Lui però con ‘sto “amore”, incalza, mi pressa con fiumi di parole, amore, e ancora amore da sveglio, amore nel sonno, nella sua lontantnza, nella sua solitudine, lui mi ama da subito, e mi chiede stupito perché non é così anche per me.
-Non stiamo bene insieme? -mi chiede.
-ma tu vaneggi dico io!
Io droga, io allucinazione, io sutura del tuo mondo aperto al dolore che provi e che vedi ogni giorno. E’ così? L’alienazione di questa tua missione di pace rende morbosa la follia del bene?
Io sono sul precipizio, io non so se ti amo, non so far la differenza.
Amo un gatto, amo un tramonto. Mi manca questa familiarità alla parola stessa che tu riveli senza imbarazzo e senza sobbalzi interiori, come una facile loquela sciorinata con disinvoltura logorroica.
Avevo deciso, con suggello posto a me stessa, che non sarebbe più valsa la pena di perdersi appresso a qualcuno.
Il mio rancore ha prevalso e posto una pietra sul cuore, o al posto del cuore, é indifferente.
Ne sono assolutamente consapevole, soprattutto so quanto fa gioire il mio analista.
Che dire, mi piace ascoltarti. Mi diverto molto con la tua ironia, sei un tipo gentile.
Posso offrirti un po’ di amicizia, qualche scherzo, una bella risata che ci coinvolge, un sorriso per una tua tenerezza.
Con te guardo un mondo che non è più mio.
Quello che tu vorresti subito, è ciò che ho allontanato da me, con meticolosa mestizia per anni.
Non vado fiera della mia ala spezzata, ma non la cedo di certo per un’altra “Marcia nuziale”.
Sei l’incidente capitato al mio cuore grezzo, nuovamente ammaccato, ricaduto in vedovanza.
Tanti auguri Andrew, ti grido gli auguri di buon compleanno, ma tu non puoi sentirli, ecco perchè siamo sordomuti entrambi.
Mi hai rinvigorita per un attimo, poco più di un nano secondo.
E sempre in un nano secondo mi hai fatto pensare che al mondo non esiste solo il genere femminile, grazie davvero per la riscoperta. Terrò gli occhi-ali ben aperti!
Mi sei piaciuto, un sacco, soprattutto quando non credevi che mi alzassi alle 6 del mattino per prepararmi ad andare in ufficio e mi scrivevi:

-Darling, ma non è un po’ tardi per andare a dormire? -trovandomi sveglia al cellulare.
Mi hai fatto sentire un po’ dentro “Colazione da Tiffany”, sagacemente spostata. Grazie, ma non posso proprio darti quello che tu forse pensi sia ancora in auge: il “sogno americano”, e mi spiace essere stata la tua delusione per questo, forse.
Grazie ai social, (orribile scoperta) con un cinico gesto, ti cancello.
Ora resto qua a tormentarmi sull’amarezza, coi miei fantasmi veri, quelli che mai ti mollano e che ti fanno sognare poco .


2 risposte a "Happy birthday"

  1. Il mio preferito fin ora. Il tuo humor è cinico è amaro . Raffinato e profondo. Alcune anime rimangono nobili a dispetto del momento storico in cui si ritrovano.

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